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L'Italia attua l'AI Act con due nuovi decreti su lavoro, scuola e sicurezza. Scopri le novità e i dettagli dell'incontro del 14 luglio con gli esperti.

Primi passi verso la concretizzazione dell’AI ACT

Il Governo approva i primi due decreti legislativi per l’applicazione del regolamento europeo, sottolineando l’importanza di difendere la centralità dell’essere umano, la formazione e la sicurezza. Un tema chiave che approfondiremo nel nostro incontro del 14 luglio 2026 a Bologna.

L’Italia compie un passo decisivo nella regolamentazione dell’intelligenza artificiale. Con l’approvazione preliminare di due decreti legislativi, il Governo dà forma concreta all’applicazione dell’AI Act, il regolamento europeo che stabilisce le regole comuni per l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale in tutti i Paesi dell’Unione. Sebbene l’AI Act sia già valido automaticamente in tutta Europa, ogni Stato deve organizzarsi per metterlo in pratica. Ciò significa individuare le autorità che dovranno vigilare sul rispetto delle norme, definire procedure operative e adattare alcuni settori nazionali, dalla scuola al lavoro fino alla pubblica amministrazione. L’Italia è il primo paese ad adottare leggi sull’IA. 

Si parte da un principio di fondo ribadito più volte sia a livello europeo sia nazionale ossia quello della centralità dell’essere umano. L’obiettivo è favorire l’innovazione e la crescita economica senza rinunciare al valore aggiunto che soltanto la persona umana può garantire. Un principio che richiama direttamente la Bussola Digitale 2030 dell’Unione Europea, che individua nello sviluppo di tecnologie “human-centric”, cioè progettate attorno ai bisogni, ai diritti e alla dignità delle persone, uno dei pilastri della trasformazione digitale del continente. Proprio su questo aspetto si è concentrato gran parte del lavoro normativo del Governo. La decisione finale, la valutazione e la responsabilità dovranno infatti rimanere sempre nelle mani dell’essere umano, anche nei contesti più avanzati di utilizzo delle nuove tecnologie. L’intelligenza artificiale potrà supportare, suggerire e velocizzare i processi, ma non sostituire il giudizio umano nelle scelte che incidono sulle persone. 

Il pacchetto normativo approvato dal Consiglio dei Ministri si articola in due decreti, A e B. Il primo provvedimento si concentra sulla gestione sociale, formativa e professionale della transizione digitale, muovendo dal presupposto che lo sviluppo richieda, innanzitutto, educazione e competenze. A questo scopo, il decreto introduce l’IA nei percorsi scolastici e universitari per incentivare la sensibilizzazione al tema e, soprattutto, l’alfabetizzazione. Viene inoltre stanziato un investimento di cento milioni di euro per la formazione dei docenti e del personale scolastico, così da garantire alle future generazioni un apprendimento aggiornato e un approccio sano agli strumenti digitali. 

Oltre all’ambito scolastico, la normativa punta a una conoscenza diffusa dell’intelligenza artificiale che non tralasci alcun settore. Viene infatti previsto un aggiornamento obbligatorio anche per medici, operatori sanitari e dipendenti pubblici. Lo stesso decreto interviene poi su altri due temi particolarmente rilevanti: la tutela del mondo del lavoro e la governance del sistema. Nello specifico, viene sancita la nullità di qualsiasi licenziamento o sanzione disciplinare basati esclusivamente su algoritmi automatizzati, stabilendo che ogni decisione sulla vita lavorativa debba rimanere imputabile a un decisore umano. La vigilanza complessiva viene infine affidata ad AgID e ACN, supportate dalle autorità settoriali per i profili finanziari e di tutela della privacy. 

Il secondo decreto sposta invece il focus sulla sicurezza pubblica, sulla tutela dei cittadini e sulla risposta penale agli abusi tecnologici. Le nuove norme regolano l’attività delle Forze di polizia escludendo qualsiasi forma di sorveglianza di massa o la creazione di banche dati tramite la raccolta indiscriminata di foto dal web. L’uso del riconoscimento facciale in tempo reale viene limitato a casi eccezionali e tassativi, come il terrorismo o la ricerca di minori scomparsi, e richiede sempre l’autorizzazione preventiva del giudice. Sul piano civile, il decreto riequilibra la posizione di chi subisce un danno da un sistema di intelligenza artificiale, facilitando l’accesso alla documentazione tecnica e introducendo la presunzione del nesso di causalità. Infine, la risposta penale colpisce le condotte più gravi attraverso l’introduzione dell’articolo 437-bis nel Codice Penale, che punisce severamente l’alterazione o l’omessa adozione delle misure di sicurezza nei sistemi ad alto rischio quando mettono in pericolo la vita, l’incolumità pubblica o la sicurezza dello Stato. 

Questi temi, cruciali per il futuro normativo ed economico, saranno al centro del nostro prossimo incontro “Giovani, lavoro, AI e cooperazione: chi governa il valore nelle organizzazioni che cambiano” in programma il 14 luglio. Un’occasione di confronto fondamentale in cui studiosi, esperti e imprese si riuniranno proprio per discutere e approfondire le implicazioni di questa svolta legislativa. 

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Fonte: Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 177, 10 Giugno 2026