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Dalla digitalizzazione domestica al supporto umano: perché la transizione energetica deve mettere al centro anziani, famiglie vulnerabili e inclusione sociale.

La tecnologia “invisibile” al servizio dei più vulnerabili nella transizione energetica.

In un’Europa che assiste all’invecchiamento della popolazione e alla nascita di quartieri multiculturali, una transizione energetica davvero equa non può limitarsi agli algoritmi. C’è bisogno di un supporto inclusivo e della capacità di ascoltare chi, più di tutti, corre il rischio di restare escluso. Altrimenti, avvertono gli esperti, si rischia di progettare tecnologie per una popolazione che non esiste più.

“In estate fa troppo caldo, e in inverno troppo freddo. Mi chiedevo se fosse possibile ovviare a questo inconveniente”. Non sono parole fuori dal comune; chiunque le userebbe per motivare la scelta di partecipare a un esperimento sul risparmio energetico domestico. A renderle straordinarie, però, è la voce di chi le pronuncia: quella della settantaduenne Simonetta Tazzer. Un’età in cui tutto diventa più complicato, soprattutto quando c’è di mezzo la tecnologia.

L’esperimento in questione è quello del Borgo Mazzini Smart Cohousing a Treviso, che ospita parte del pilota italiano nell’ambito del progetto DEDALUS—iniziativa focalizzata sull’innovazione energetica “human centred”. La sfida consiste nel garantire che l’innovazione sia percepita come un’alleata “invisibile” anziché come un ulteriore fardello tecnico. Silvia Palma, project manager di EnEA che ha lavorato a stretto contatto con il pilota di Treviso, spiega che il feedback dei residenti è stato il vero motore dello sviluppo: “Simonetta ha collaborato con noi per aiutare ad addestrare i servizi e gli algoritmi, permettendoci di personalizzare i livelli di comfort del suo appartamento e incoraggiando la flessibilità energetica, pur mantenendo il suo benessere domestico”. Ogni mattina, Simonetta riceve via WhatsApp tre semplici opzioni per regolare la temperatura. La logica è talmente intuitiva che lei stessa commenta: “È così facile che riesco a farlo senza problemi, nonostante la mia età e il mio scarso feeling con la tecnologia”.

Tuttavia, il percorso verso l’inclusione raramente è lineare. Nel pilota danese di DEDALUS, a Herning, i ricercatori si sono scontrati con una realtà sociale complessa: i canali di comunicazione tradizionali, in un quartiere così multiculturale, hanno generato solo silenzio. Inviare lettere o proporre app a una comunità segnata da barriere linguistiche e da una storica diffidenza verso le istituzioni si è rivelato inutile. Thomas Lyngvad e Henrik Lund Stærmose, supervisori del progetto pilota, hanno dovuto affrontare una vera “barriera umana”: “il sospetto radicato e l’urgenza dei bisogni primari. Molte famiglie di rifugiati, per il timore di costi insostenibili, arrivano a spegnere il riscaldamento, rassegnandosi a vivere in case a 15 gradi.”

Questo divario tra sogni tecnici e realtà umana è ben noto a Michael Brenner-Fließer, sociologo presso lo Joanneum Research a Graz, in Austria, e presidente del gruppo di lavoro sull’impegno dei consumatori e dei cittadini presso BRIDGE, l’iniziativa della Commissione Europea che mette in rete i progetti sull’energia smart. “In generale, abbiamo fatto progressi enormi con la tecnologia, ma abbiamo sottovalutato la componente sociale e la riluttanza al cambiamento delle persone, in quanto abitudinarie”, osserva Brenner-Fließer. Per superare questo problema, BRIDGE sta promuovendo il concetto di “Societal Readiness” (“Idoneità Sociale”, ndt)—un requisito per garantire che l’innovazione tecnologica sia preceduta da una progettazione centrata sull’uomo, assicurando che gli strumenti siano pronti a essere integrati nella vita quotidiana quando arrivano sul mercato.

La ricerca di questo “ponte umano” è il cuore del progetto LIFE SocialNRG: uno dei piloti è attivo nel quartiere di edilizia cooperativa e sociale di Cinisello Balsamo (Milano) gestito dalla cooperativa UniAbita. L’obiettivo è contrastare la povertà energetica attraverso la creazione di comunità energetiche rinnovabili, intervenendo dove la fragilità economica è aggravata dalla mancanza di informazioni. Come osserva Sara Zoni di Innovacoop, partner del progetto, molti residenti — in gran parte ultraottantenni — restano esclusi semplicemente perché privi degli strumenti per orientarsi in un mercato dell’energia sempre più indecifrabile. Se leggere una bolletta è complesso per un esperto, per un anziano può diventare un ostacolo insormontabile. Questa carenza di “alfabetizzazione energetica” non solo causa sprechi, ma espone i cittadini a pericoli reali: “Molti riferiscono di essere vittime di truffe telefoniche sui contratti”, spiega Zoni, “ed è per questo che hanno chiesto supporto e chiarezza”. La risposta di SocialNRG è lo “human mentoring”: attraverso i TED (Tutor per l’Energia Domestica), figure specializzate offrono assistenza gratuita per decifrare i consumi e scegliere tariffe eque.

Brenner-Fließer conferma che questa è l’unica via da seguire: “Stabilire la fiducia dipende in ultima analisi dai fornitori di soluzioni che costruiscono relazioni autentiche e basate sulla fiducia con i cittadini. Questo non è un compito facile e richiede tempo e sforzi significativi—spesso invisibili nei risultati positivi, ma molto evidenti quando fallisce”. Secondo il presidente di BRIDGE, l’approccio più efficace è lavorare con facilitatori locali che già godono della fiducia della comunità, che siano leader locali, artigiani qualificati o tutor comunali.

Per Alexandra Revez, ricercatrice presso l’University College Cork, la vera sfida sta nell’identificare i gruppi “invisibili”. Revez avverte che tendiamo a cercare sempre una risposta tecnologica, trascurando le soluzioni sociali e politiche che dovrebbero avanzare di pari passo. Le famiglie monoparentali — spesso guidate da donne — e le persone con disabilità sono le categorie più esposte al rischio di esclusione. Per loro, partecipare richiede tempo e mobilità, risorse che spesso mancano. Invece di semplici app, Revez propone un sistema di supporto concreto: servizi di baby-sitting durante gli incontri di quartiere o strumenti di accessibilità su misura. Solo così la transizione energetica smetterà di essere un privilegio per pochi e diventerà un diritto di tutti.

Questa analisi trova la sua ultima conferma pragmatica nelle parole di Diego Arnone, coordinatore del progetto DEDALUS. Per molti, la “rivoluzione verde” è un pensiero lontano rispetto alla sopravvivenza quotidiana. Arnone usa una metafora cruda: per molte famiglie vulnerabili, parlare della transizione energetica è “come parlare di pasticcini a chi non ha pane e acqua”.

Tuttavia, Arnone è convinto che il problema sia più profondo e risieda nel tessuto stesso di un’Europa in trasformazione. “Progettiamo per una società che invecchia rapidamente, mentre l’”energia nuova” proviene quasi solo dai flussi migratori. Ignorare questa realtà significa creare tecnologia per una popolazione che non esiste più”, avverte. Per evitare che la transizione energetica si trasformi in un “esilio tecnologico” per anziani e nuovi cittadini, la tecnologia deve tornare a essere al servizio delle persone. “Nei nostri progetti pilota abbiamo imparato che l’innovazione migliore è quella che non si nota: un sistema capace di adattarsi al ritmo della casa, e non il contrario”.

Come evidenziato durante l’International Social Housing Festival 2025, la partecipazione dei residenti non è più una formalità burocratica, ma il pilastro della sostenibilità sociale. Partendo dai bisogni reali di persone come Simonetta, la transizione può finalmente smettere di essere un obbligo tecnico per diventare un percorso umano condiviso. Solo così l’innovazione smette di essere un pacchetto imposto dall’alto e si trasforma in un sistema vivo, capace di accogliere tutti e non lasciare indietro nessuno.

Articolo scritto da Selene Verri –  per conto di ICONS Innovation Strategies nell’ambito del progetto europeo DEDALUS (Grant Agreement:  101103998) – in originale “Invisible is better: Technology as a servant to empower the vulnerable groups in the energy transition