Il nuovo decreto introduce l’obbligo di supervisione umana e trasparenza in azienda. Se ne parlerà il 14 luglio al convegno “Giovani, lavoro, AI e cooperazione”
L’intelligenza artificiale nel giro di pochi anni è riuscita a modificare processi lavorativi che avevano una solidità costruita in decenni se non addirittura secoli. Il suo impatto è arrivato praticamente ovunque, dagli uffici alle fabbriche fino alle scuole e alle amministrazioni pubbliche. In alcuni contesti si è scelto di procedere con cautela, in altri ci si è lasciati trascinare dall’entusiasmo generale, mentre altrove si è provato a resistere a una trasformazione percepita come inevitabile. Tuttavia, a distanza di qualche anno dal lancio di ChatGPT, primo strumento di intelligenza artificiale “di massa”, è evidente come l’IA sia riuscita a penetrare la maggior parte delle organizzazioni lavorative. Gli algoritmi vengono sempre più spesso utilizzati per analizzare prestazioni, gestire turni e selezionare candidati.
Il nuovo decreto legislativo sull’IA, di cui abbiamo parlato nei precedenti articoli, rappresenta uno dei primi tentativi concreti di tradurre in norme operative i principi contenuti nell’AI Act, il regolamento europeo che disciplina lo sviluppo e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Sul fronte del lavoro il decreto delimita un confine preciso a tutela dei lavoratori. Nessuna decisione che incida sulla vita professionale di una persona potrà essere affidata esclusivamente a una macchina.
Il fattore umano
Il principio cardine del provvedimento è l’obbligo della supervisione umana. Nessun software, per quanto sofisticato, potrà decidere autonomamente una promozione, una sanzione disciplinare o un licenziamento. Se un provvedimento espulsivo venisse adottato esclusivamente sulla base di una valutazione algoritmica, il licenziamento sarebbe considerato nullo. Secondo il Governo il fattore umano rappresenta una garanzia indispensabile per evitare errori, discriminazioni e distorsioni generate dai cosiddetti bias algoritmici. Per questo motivo ogni valutazione dovrà essere verificata e confermata da una persona in grado di esercitare un giudizio autonomo e responsabile.
La trasparenza è una priorità
Le nuove norme introducono inoltre importanti obblighi di trasparenza a carico delle aziende. I lavoratori dovranno essere informati in modo chiaro sull’eventuale utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale nei processi di gestione, monitoraggio o valutazione dell’attività lavorativa. Ogni dipendente avrà inoltre il diritto di conoscere le logiche e i parametri utilizzati dall’algoritmo per formulare una determinata analisi o raccomandazione, ottenendo spiegazioni comprensibili e dettagliate.
Le stesse regole valgono per la Pubblica Amministrazione
Le stesse garanzie verranno estese anche alla Pubblica Amministrazione. L’intelligenza artificiale sarà utilizzata per accelerare procedure amministrative, concorsi pubblici e processi di digitalizzazione sotto il coordinamento del Dipartimento della Funzione Pubblica e della Scuola Nazionale dell’Amministrazione. Anche negli uffici pubblici resterà però intatto il principio della responsabilità umana. I dipendenti saranno formati per individuare eventuali errori o anomalie dei sistemi automatizzati, mentre ogni decisione amministrativa continuerà a essere attribuita e sottoscritta da un funzionario. In altre parole, l’algoritmo potrà supportare il lavoro ma non sostituire chi è chiamato a rispondere delle decisioni adottate.
Proprio questi temi, cruciali per il futuro normativo ed economico del Paese, saranno al centro del nostro prossimo incontro “Giovani, lavoro, AI e cooperazione: chi governa il valore nelle organizzazioni che cambiano”, in programma il 14 luglio. In questa occasione, studiosi, esperti e professionisti del settore si confronteranno su come l’ingresso delle nuove competenze nel mercato occupazionale stia aprendo interrogativi complessi sul ruolo dell’automazione all’interno delle aziende e della società. Sarà un momento di dibattito fondamentale per capire come le imprese e i lavoratori possano applicare queste nuove tutele, trasformando i vincoli di legge in opportunità per rimettere al centro il valore umano.
Per iscriverti all’evento compila il form online!
Fonte: Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 177, 10 Giugno 2026